martedì 18 settembre 2012

"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti". " Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe. " Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. " E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore." {Il piccolo principe di A. De Saint-Exupery]

giovedì 5 aprile 2012

Sette regole d’oro per educare i bambini

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1 Dategli meno. Hanno troppo, non c’è dubbio. Il consumismo fa scomparire
il desiderio e apre le porte alla noia.

2 Quella che conta è l’intensità, non la quantità di tempo passato con i bambini.
I primi venti minuti del rientro a casa dal lavoro sono fondamentali. Devono essere dedicati al colloquio e alle coccole. E non certo a chiedere dei compiti o dei risultati.

3 I giochi più educativi sono quelli che passano attraverso la fantasia della madre e le mani del padre: bastano due pezzi di legno, ma i genitori ormai non sanno più inventare.

4 Dai tre ai cinque anni è bene avviare i bimbi ai lavoretti a casa, assieme ai genitori. È utile che sappiano stirare con un piccolo ferro o attaccare un bottone.

5 Sport. Prima di tutto deve essere lui a desiderarlo. Meglio se lo fa in gruppo, facendo capire che agonismo significa emergere con fatica e non diventare campioni. Ottime due o tre ore di palestra alla settimana. Poca competizione, grande beneficio fisico.

6 Va incoraggiata la cultura artistica abituandoli al bello. Teatro, musica, arti visive creano il desiderio di migliorare. I soldi spesi per la cultura sono quelli che rendono di più.

7 Ultimo suggerimento: ho una mia teoria e forse mi prenderanno in giro. La chiamo: la donna a tre quarti del tempo. Le donne che lavorano, la maggioranza, a fine giornata pensano già ai figli, alla spesa, agli impegni di casa e rendono poco. Non sarebbe meglio lasciarle uscire mezz’ora prima? I figli, tornando da scuola, le avrebbero a casa meno stressate e più disponibili. Più che di corsi, è di questo che i bimbi hanno bisogno.

Giovanni Bollea, neuropsichiatra infantile

martedì 7 febbraio 2012

Imbocco un'altra strada

Imbocco una strada.
C'è una buca profonda nel marciapiedi.
Ci casco dentro.
Sono perduta, non ho speranze.
Non è colpa mia.
Mi ci vuole un'eternità per trovare una via d'uscita.
Imbocco la stessa strada.
C'è una buca profonda nel marciapiedi.
Faccio finta di non vederla.
Ci casco di nuovo.
Non posso credere di trovarmi nello stesso punto.
Però non è colpa mia.
Mi ci vuole tantissimo tempo per uscirne fuori.
Imbocco di nuovo la stessa strada.
C'è una buca profonda nel marciapiedi.
la vedo. Ci casco dentro ugualmente, è un'abitudine.
Ho gli occhi ben aperti.
So dove mi trovo.
Riconosco che è colpa mia.
Ne esco immediatamente.
Ancora la stessa strada.
C'è una buca profonda nel marciapiede.
Le giro intorno.
Portia Nelson