QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO
E’ difficile spiegare certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui…
(dalla canzone “Quello che le donne non dicono”).
Nasce così “Quello che le donne non dicono”, dalla canzone cantata dalla Mannoia che meglio racconta le mille “facce”, le mille gioie e le mille difficoltà delle donne
E’ questo ciò che voglio veramente? Cosa desidero fare? Cosa mi realizza al di là di come mi vedono gli altri? Quali i miei sogni, le mie aspettative? Insomma chi sono al di là di una moglie e di una madre presente ed amorevole?
Domande queste che ogni donna dovrebbe porsi davanti allo specchio, ogni giorno, ogni mattina. E’ giusto accontentarsi del ruolo che ci “impone” il matrimonio, i figli, o è anche necessario, ad un certo punto, aspirare a qualcosa di più, che ci permetta di sentirci realizzate.Spesso le paure superano i bisogni,e a volte succede che guardandosi allo specchio con occhi un po’ più “attenti”, del solito, ci si rende conto di non essere più sè stessi…quella che stavo osservando era la moglie di…la mamma di…per alcuni versi addirittura ancora la figlia di….
Gli incontri inizieranno ad ottobre. Per iscrivervi o avere informazioni potete contattarmi telefonicamente oppure tramite mail.
Psicologa-Psicoterapeuta Via Guido D'Arezzo 35, 00198 Roma (zona Parioli)
tel. 328.35.46.476 e-mail: teresa.paolella@libero.it
lunedì 20 settembre 2010
lunedì 14 giugno 2010
Ortoressia: se il mangiare sano porta alla morte. Un nuovo disturbo del comportamento alimentare.
L’ortoressia è, in estrema sintesi, l’ossessione di mangiare soltanto cibi rigorosamente sani, assolutamente incapaci di nuocere in alcun modo a chi li ingerisce. Il nome di questa patologia, infatti, deriva dal greco orthos (giusto) e orexis (appetito). Rispetto alle più conosciute e diffuse anoressia e bulimia, l’ortoressia differisce nei comportamenti che induce: nell’anoressia e nella bulimia chi ne soffre concentra la propria attenzione sulla quantità del cibo; nell’ortoressia sulla sua qualità: quello che mangio è sano o è inquinato da sostanze tossiche? Quali probabilità ho di danneggiare il mio fisico ingerendo sostanze dannose all’organismo? Gli utensili che uso per cucinare sono igienicamente perfetti o possono trasmettermi malattie? Queste sembrano essere le domande che più si pone chi è malato di ortoressia. E per chi soffre di questa patologia le assicurazioni che il cibo sia biologico, biodinamico, sterile, igienicamente impeccabile paiono essere del tutto insufficienti. Questo dato è suffragato dal fatto che è altissimo il numero di sofferenti di ortoressia fra i vegetariani, i vegani (i cosiddetti “vegetariani integralisti”, che non consumano né latte né uova né altri prodotti animali), le classi sociali a più alto tasso di istruzione quindi più informate, i consumatori abituali di prodotti biologici e biodinamici. Sebbene in questo caso l’intento sia assolutamente positivo può capitare che compaiono dei disordini ossessivi - compulsivi della personalità. Pensate che l’ortoressico a lungo andare può arrivare a sentirsi addirittura superiore rispetto agli altri e come spesso accade per gli anoressici o i bulimici, può isolarsi. Non solo. Infatti può anche escludere talmente tanti alimenti dalla propria dieta da soffrire di gravi carenze alimentari.
A differenza dei bulimici e degli anoressici chi soffre di ortoressia è fisicamente normale. Ecco perché spesso una corretta diagnosi di questo disturbo arriva quando oramai è troppo tardi.
L’ortoressia è, in estrema sintesi, l’ossessione di mangiare soltanto cibi rigorosamente sani, assolutamente incapaci di nuocere in alcun modo a chi li ingerisce. Il nome di questa patologia, infatti, deriva dal greco orthos (giusto) e orexis (appetito). Rispetto alle più conosciute e diffuse anoressia e bulimia, l’ortoressia differisce nei comportamenti che induce: nell’anoressia e nella bulimia chi ne soffre concentra la propria attenzione sulla quantità del cibo; nell’ortoressia sulla sua qualità: quello che mangio è sano o è inquinato da sostanze tossiche? Quali probabilità ho di danneggiare il mio fisico ingerendo sostanze dannose all’organismo? Gli utensili che uso per cucinare sono igienicamente perfetti o possono trasmettermi malattie? Queste sembrano essere le domande che più si pone chi è malato di ortoressia. E per chi soffre di questa patologia le assicurazioni che il cibo sia biologico, biodinamico, sterile, igienicamente impeccabile paiono essere del tutto insufficienti. Questo dato è suffragato dal fatto che è altissimo il numero di sofferenti di ortoressia fra i vegetariani, i vegani (i cosiddetti “vegetariani integralisti”, che non consumano né latte né uova né altri prodotti animali), le classi sociali a più alto tasso di istruzione quindi più informate, i consumatori abituali di prodotti biologici e biodinamici. Sebbene in questo caso l’intento sia assolutamente positivo può capitare che compaiono dei disordini ossessivi - compulsivi della personalità. Pensate che l’ortoressico a lungo andare può arrivare a sentirsi addirittura superiore rispetto agli altri e come spesso accade per gli anoressici o i bulimici, può isolarsi. Non solo. Infatti può anche escludere talmente tanti alimenti dalla propria dieta da soffrire di gravi carenze alimentari.
A differenza dei bulimici e degli anoressici chi soffre di ortoressia è fisicamente normale. Ecco perché spesso una corretta diagnosi di questo disturbo arriva quando oramai è troppo tardi.
venerdì 16 aprile 2010
martedì 13 aprile 2010
VENERDI' LETTERARI 2010
TI SPIEGO di ROMANA PETRI
Venerdì 16 Aprile 2010 - ore 17:30
Palazzo Comunale - Sala V.L. Moffa
Assessorato alla Cultura - Comune di Colleferro
Presentazione del libro Ti Spiego di Romana Petri
Mario e Cristiana hanno superato i sessant'anni e da quindici sono divorziati. Lui, ingegnere idraulico, si è da poco trasferito a Rio de Janeiro con la giovane moglie e il figlio di appena un anno. Lei, invece, è rimasta a Roma con i due figli ormai grandi e un secondo, felice, matrimonio. Cristiana un giorno, riceve una lettera di Mario dal Brasile,
nella quale lui le dice che si sente vecchio e che per ritrovare un po' di
giovinezza ha bisogno di scambiarsi delle lettere con lei, la sua prima
moglie. E' convinto che solo tornando indietro con chi si è stati giovani
davvero si possa esserlo ancora. Le lettere di Mario, però, il lettore non le leggerà mai. Sarà solo attraverso le risposte di Cristiana che vedrà scorrere davanti ai suoi occhi, insieme alla storia del loro amore naufragato, l'inganno di un'intera generazione.
Relatrici:
Teresa Paolella
Itala Colaceci -
Maria Vittoria Vittori -
Autrice:
Romana Petri
VENERDI' LETTERARI 2010
TI SPIEGO di ROMANA PETRI
Venerdì 16 Aprile 2010 - ore 17:30
Palazzo Comunale - Sala V.L. Moffa
Assessorato alla Cultura - Comune di Colleferro
Presentazione del libro Ti Spiego di Romana Petri
Mario e Cristiana hanno superato i sessant'anni e da quindici sono divorziati. Lui, ingegnere idraulico, si è da poco trasferito a Rio de Janeiro con la giovane moglie e il figlio di appena un anno. Lei, invece, è rimasta a Roma con i due figli ormai grandi e un secondo, felice, matrimonio. Cristiana un giorno, riceve una lettera di Mario dal Brasile,
nella quale lui le dice che si sente vecchio e che per ritrovare un po' di
giovinezza ha bisogno di scambiarsi delle lettere con lei, la sua prima
moglie. E' convinto che solo tornando indietro con chi si è stati giovani
davvero si possa esserlo ancora. Le lettere di Mario, però, il lettore non le leggerà mai. Sarà solo attraverso le risposte di Cristiana che vedrà scorrere davanti ai suoi occhi, insieme alla storia del loro amore naufragato, l'inganno di un'intera generazione.
Relatrici:
Teresa Paolella
Itala Colaceci -
Maria Vittoria Vittori -
Autrice:
Romana Petri
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